I Dissidenti
I Libri dei Ricordi del Mondo

Una società distopica governata dalla forza dell’Arte. Un mondo dove il confine tra Artisti e Dei sembra irrilevante.
La Città assediata: una delle quattro storie di Borges. Città che delinea una società disumana governata dal una scienza sterile, rappresentata dal maestoso Algoritmo. Città che può rappresentare anche il mondo intimo di ognuno di noi, dove la scintilla rischia di spegnersi per il soffio della routine.
Questo mondo nasconde l’Equazione dell’Uomo dietro l’Arte, che viene furbamente asservita sostituendo il potere religioso e politico con Artisti, a capo dei quali vi è Madre: una trasfigurazione moderna di Cibele.
Il Popolo represso assiste meravigliato al melodioso canto di lei, che porta ricordi di un amore lontano che ormai ha assunto i contorni di una leggenda.
Qualcuno non è disposto ad accettare le regole di una società dominata da monitor: i Cittadini li chiamano deviati, ma loro preferiscono ‘Dissidenti’.
Al gruppo, capitanato dall’ultimo Guru rimasto, si unisce Liu, un’Artista condannata per la sua sete di Infinito. Insieme forse potranno sovvertire il destino della Città.
Il primo passo decretato da Liu è riappropriarsi della storia: nasce così il ‘Primo libro dei ricordi del mondo’.
Quell’Uomo che ha creato l’Arte può essere risvegliato?
La lotta contro una società malsana, vista e sentita dall’intimo di una cantante lirica.
L’intreccio di personaggi e punti di vista diversi, dove l’Arte – in particolare il canto - si trasforma in terapia, bellezza, spiritualità, relazione, benessere, amore, vita.
Sentire Eterno.


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Giornale 'Sul Panaro.net':
Articolo


Citazioni

“Ricordo quando cambiò la nostra vita.
La nostra Città bruciò e noi con lei, per fortuna.
Potete leggere il ‘Primo libro dei ricordi del mondo’ per sapere com’è andata.”


“Potranno cancellarmi, ma non potranno mai strapparmi via ciò che sono.
Un’Artista. Una Dissidente.”


Ci programmarono per essere infallibili. Invano.

Se la vita è il mio gioco, perché non mi sto divertendo?

Fai arte per vivere bene, perché quando vivi per fare arte bene sei spacciato.

Il canto avrebbe proseguito per sempre.

Esiste una parola che non sono ancora riusciti a cancellare: Amore. Io non ho mai saputo cosa significhi, ma credo che finché non me la strapperanno dalla memoria... magari un giorno potrei scoprirmi a pensare che “Ecco, quello è l’Amore”. Non penso ad altro.

Fuggii.
Mi nascosi tra i fumi della Città incontrando i Dissidenti.
So che quando morirò non sarò mai esistito, ma spero di poter creare l’occasione perché qualcuno possa esistere anche per me.


Orrore a tratti, unito a lampi di stupore e ammirazione. Questo era un Popolo.


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Informazioni

Genere: Romanzo Distopico
KDP ISBN: 9798458242547
83 pagine
Formato: 154 x 228 mm
Prezzo: 5,99 euro (cartaceo) - 2,99 euro (Kindle)

Recensioni

Beniamino Malavasi
(autore e blogger, ilcircolofozio.altervista.org)

Dimenticatevi la dolce, onirica, spirituale Autrice di Oltre l’abisso.
In I dissidenti Elisabetta Tagliati sfoggia atmosfere orwelliane, un misto di angoscia e dubbi descritti con piglio sicuro, deciso.
Tagliati si (e ci) interroga sulla valenza, sul significato ultimo e profondo di Arte: che cos’è l’Arte? Arte e Libertà possono convivere o sono in antitesi?
In effetti è con un certo sgomento che apprendiamo come possano essere utilizzati simboli di cultura – e arte – come i conservatori e le biblioteche mediali…
I dissidenti è un racconto aperto: sì, perché l’Autrice stuzzica il lettore a chiedersi – fino a interagire con essi – chi siano in realtà i protagonisti, perché non abbiano un nome (come tutti noi), perché siano… così. Chi è A? e B? Chi è Madre? A Quest’ultimo riguardo, la stessa Tagliati, interrogata al riguardo, suggerisce un richiamo a Cibele – la Dea Madre: sarà vero o trattasi di un ennesimo inganno?
E se l’Orwell di 1984 propende per l‘applicazione piena della locuzione Mors tua Vita mea, Elisabetta Tagliati, nel descrivere il dopo la Rivoluzione, mantiene i registri del prima: i dubbi, le incertezze restano. Compaiono, però, i nomi degli eroi…
Ed ecco emergere Liù. Liù come la schiava del re Timor, padre di Calaf, il vincitore di Turandot, la celebre opera pucciniana.
E anche qui Tagliati non svela nulla: deve essere il lettore a capire il suo pensiero, coinvolgendolo in una sorta di gioco di specchi. Liù, la Dolcezza, l’Amore contro Turandot, principessa di sangue, principessa di morte. Ma Turandot è anche il titolo dell’ultima e, per di più, incompiuta opera di Giacomo Puccini, grande e ultimo (ancora!) esponente del Romanticismo (in ambito operistico) italiano.
Tutto chiaro?
Nessun – lettore – dorma che il suo – dell’Autrice – mistero è chiuso in Lei. Ma all’alba, dopo aver letto con attenzione il testo, tu lettore Vincerai!

Recensioni

Gio Cancemi
(autore e pianista)

Quod me nutrit me destruit” - “Ciò che mi nutre mi distrugge
In un mondo governato dall’Arte - diventata forma livellante di governo totalitario - essere Artisti cosa significa?
Significa assoggettarsi al regime e alla sua rigidità essendo approvati buoni Cittadini o manifestare la parte spontanea e innata della propria anima con la sua irresistibile sete d’Infinito e diventare… “Deviati", o meglio, “Dissidenti"?
E cosa sono, davvero, i Dissidenti? Criminali o soltanto Umanità che vuole dar voce alla parte più nascosta, autentica e preziosa di sé, frammenti di collettività che rivendicano, ognuno al massimo dei propri mezzi, ognuno a suo modo, la propria splendente natura di Esseri Creativi, anche se questo non soddisfa l’Algoritmo che seleziona gli Artisti approvati dal sistema con i suoi altissimi, discriminanti parametri?
Non sono essi stessi, i Dissidenti, forse, Artisti di fattura ancora più pregevole proprio perché governati e pungolati da un’urgenza naturale irrinunciabile?
Queste e altre sono le domande che si pone Liu, - omonima, non a caso, della “piccola grande donna” della Turandot di Puccini - la protagonista di questa storia che, ustionata in tenera età dalla Bellezza ineffabile dell’Arte, ne porterà il dolente marchio su di sé a vita, come un desiderio senza fine e confine, troppo libero e connaturato a lei nella sua essenza più istintiva e inestimabile per sottostare alle fredde e tecnologiche leggi dell’Algoritmo.
Con la protagonista si pone le stesse domande l’autrice e noi lettori con lei, specialmente in questi tempi dove è necessario riafferrare l’Essenza prima di ogni cosa, di ogni sensazione e pensiero; per ritrovare il lembo di un sentiero anche precario, ma che indichi una direzione, anche fra foreste di schermi illuminati pieni, nei casi peggiori, di urla (gli schermi, in questa storia, da “ultrapiatti” diventano significativamente “urlapiatti”) o di stimoli perlopiù falsi e oltremodo frastornanti.
Consigliata, quindi, la lettura per trovare spunti di riflessione e risvegliare il pensiero, confidando nella benefica presenza di “un equilibrio misterioso, in cui noi fluttuiamo, che tende a ristabilirsi con o senza il nostro aiuto”.

Recensioni

Vincenzo Todesco
(autore, attore, insegnante, avvocato)

Ed ecco qui Betty!!
Visionaria, certamente. Una forza. Una visionaria archetipica, quasi per natura. La Città. La Madre. L’Albero. I Calcolatori. I Dissidenti. La Rivoluzione. Il Rinascimento. L’Arte. I Dignitari. Il Figlio. Il Sacrificio. I semidei problematici e fragili, Wil e Liu.
E sopra ogni cosa, l’immagine spaventosa del Conservatorio!
Devo dirti che a quel punto del tuo scritto mi sono molto divertito. La descrizione è così acuta, precisa, le pratiche che lì si consumavano così atroci, la distruzione della creatività così estrema, che viene spontaneo confrontarle con i nostri moderni Conservatori, ligi alla tradizione, chiusi e impenetrabili. Una critica totale, apocalittica, terrificante.
Ma Liu rimane personaggio ambiguo, ancora sottoposta al fascino della supposta Casa dell’Arte, ancora sensibile ai giudizi che da lì provengono. Questa ambiguità la rende viva, palpitante, umana e in certo senso più che umana. Estrema, nella sua ansia di sacrificio.
Lo stile è il tuo. Ormai lo possiedi con sicurezza. Lo stile sei tu.



Davide Maccaferri
(lettore, musicista)


Attuale e profondo
Un libro unico e coraggioso ambientato in una società dai tratti pericolosamente affini alla nostra. Potrà l'arte salvare l'uomo? Da leggere.


Cristian Costantini
(lettore, musicista)


Avvolge in una realtà dove il canto è l’unica salvezza
L’autrice, bravissima ed elegante nella scrittura, ha il potere di rendere reale ciò che è fantasia, e fantasia ciò che sembra reale. Consigliatissimo!

Recensioni

Angelarosa Weiler
(autrice)

Romanzo distopico breve ma intenso, come le emozioni che suscita. Nato in un’epoca difficile a livello globale, affonda le radici in una Terra resa oscura da paure, restrizioni della libertà e separazioni all’interno della fratellanza umana. Scorrendo queste pagine, ho sentito risalire sensazioni che accompagnano il presente e hanno impregnato il passato prossimo, fragilità che chiedono sicurezze, anche artificiali, pur di ripristinare l’illusione di un equilibrio il quale, per sua natura, non può durare a lungo. La Vita è cambiamento, una continua rivoluzione tesa all’evoluzione. La vibrazione dell’essere risuona in sintonia con questa legge di natura, la mente a volte preferisce declinare l’invito a immergersi nel flusso dell’esistenza, si aggrappa ai totem di un impossibile mantenimento dello status quo, macchiandosi dell’unico peccato che conosco e riconosco: l’ignoranza, intesa come disconoscimento della facoltà di libero pensiero e libero arbitrio, resa incondizionata nei confronti di algoritmi mendaci che risucchiano la personalità. In seguito a una simile caduta, l’anima è il passeggero di un veicolo alchemico privo di cocchiere e, come scrive l’autrice, “l’essere umano si trasforma in un vuoto contenitore di paura, sofisticata macchina biologica ad alto costo energetico”.

Recensioni

Angelarosa Weiler - continua
(autrice)

Trattandosi di un romanzo distopico, la trama si snoda in luoghi e tempi al di fuori della conoscenza del lettore. La penna di Elisabetta Tagliati ha saputo fornire una descrizione accurata e coinvolgente di questo mondo di archetipi e metafore, rendendolo niente affatto misterioso o imperscrutabile. La visione dei luoghi e dei personaggi, degli efferati delitti che si consumano ai danni dell’Ego, atrocità mirate alla distruzione dei talenti e della capacità creativa dell’uomo, appaiono a tutti gli effetti reali. La Casa dell’Arte, apocalittico mattatoio del pensiero astratto, la Città, i Monitor, ogni ambiente e situazione è un artificio che rimanda a peculiari condizioni ben note ai nostri giorni. L’Algoritmo imperante, Madre, la quale ammalia le menti col suo canto sopendo ogni forma di elusione, i Dignitari e infine i Dissidenti, coloro che si oppongono a una società resa sterile da una scienza ottusa e dai computer, sono immortalati con estrema cura. Il personaggio che ho sentito più vicino è Liu; anche lei, come me, anela a reimpossessarsi della Storia. Nel corso della lettura, i suoi stati d’animo sono divenuti i miei, con lei mi sono tormentata, in sua compagnia ho lottato, sono caduta, mi sono rialzata e, nella piena consapevolezza dell’umana fragilità, ho proseguito il cammino in cerca dell’Infinito. L’Arte salverà il mondo? Lo scoprirete solo leggendo. Vi posso garantire che ne vale la pena.
Lo stile di Elisabetta Tagliati è vibrante, soave e al tempo stesso incisivo, a tratti persino lacerante come il graffio di un artiglio d’aquila. La sua penna sa impressionare profondamente senza mai scadere nella volgarità o nella turpitudine. Singolare è la scelta di utilizzare caratteri e formati di stampa differenti nella composizione dell’opera letteraria; lo stesso dicasi per la sequenza di dialoghi scambiata non tra esseri umani con un nome proprio, bensì tra account