Sinossi

Un salice. Una donna. Una storia che non si può dimenticare.
Bethel, Capoclan Celta, assiste alle conseguenze del suo operato attraverso i rami di un salice.
Lo spirito della donna non riesce a darsi vinta davanti all’incombere di una furiosa guerra tra i propri figli, un conflitto che risiede tanto tra le due fazioni della popolazione quanto all’interno dei protagonisti.
Volontà, ispirazione e amore si scoprono essere le forze più dirompenti e magiche a disposizione dell'uomo, capaci di trascendere la carne, il tempo e lo spazio.
Un romanzo onirico profondamente intimista e simbolico, che offre allegorie preziose e sensibilizza verso il legame dell’uomo con le proprie radici, situate tanto nelle profondità del sé quanto nella Natura.



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Citazioni

  • “Il disastro dell’amore è che sei nudo in una danza di coltelli.”
  • “O la religione è solo un grande spettacolo, o essa nasce e si sviluppa nell'intimo dell'uomo.”
  • “Non è una guerra di religione, è che gli Uomini hanno la guerra come religione.”
  • "Ciò che vedo non so a cosa appartiene, ma so che è la mia Verità, l’eco della mia strada."
  • "C’è un altro tempo. Un eterno presente intorno a cui vorticano i destini."
  • "Riportò molte ferite che non guarirono mai: prima tra tutte, l’Amore."


Interviste




Lacrime di Eternità
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Recensioni

Trisha Laine
(Autrice - Blogger Emozioni Imperfette)

Lacrime di eternità è il sequel di Oltre l’abisso, di Elisabetta Tagliati.
Nel primo volume, la protagonista Bethel, capoclan dei Tallach, fa da filo conduttore al concetto di amore che da terreno-materiale si evolve nella sua forma pura e assoluta. Anche in Lacrime di eternità la protagonista è Bethel, ma ormai “lo spazio e il tempo cadono rivelando che solo l’Essenza ha valore”, così lo spazio e il tempo della donna-Bethel si sono conclusi, ma non la sua Essenza che la porta a dire: “Io sono. Di nuovo” e che si materializza sulla terra in salice. Così Bethel diviene un frammento pensante di eternità, ma che non può esprimersi o agire e ciò causa una spaccatura in lei fra l’essere-essenza in quanto parte ormai di un equilibrio trascendentale e l’essere-terreno ancora fortemente percepito soprattutto quando è coinvolta emotivamente e affettivamente e che introduce uno dei temi, a mio parere, portanti di questo nuovo lavoro della Tagliati: la dualità. Tale tema si ritrova anche in altri personaggi della storia: Makena, per esempio, diviso fra l’amore verso Jarlath che considera figlio e l’amore verso il suo popolo che deve difendere in qualità di capoclan; oppure Duana, essere oscuro e poi apportatrice di luce; ma gli stessi fratelli semidivini, se presi a confronto ci mostrano una dualità: il buono e la malvagia, l’ordine e il caos, l’amore e l’odio… eppure le loro vicende non sono statiche e in quanto tali sono soggette a trasformazione, altro tema del romanzo. La trasformazione ammette il capovolgimento per cui Duana da oscura diviene apportatrice di luce, “sorgente di Verità” e ponte d’unione fra la terra e il cielo (ancora una dualità!) facendo delle donne che si rifugiano presso di lei delle sacerdotesse. È importante questo tema della trasformazione che è legato strettamente al cambiamento dei tempi storici e all’evoluzione dell’uomo, ma in ciò, ancor più, è legata alla figura della donna che risulta essere quella “vincente”, legata e affine al cambiamento (per eccellenza), mentre quella dell’uomo, statica, sembra più legata al mondo in declino, quello che sta sparendo (Vessagh, Jarlath, Makena: “grandi” in dissolvenza). Del resto la stessa autrice suggerisce il binomio donna-trasformazione attraverso la figura del serpente che non abbandona Duana, ormai sacerdotessa: il serpente è simbolo di trasformazione, ma anche di rinnovamento e rinascita. E il sentimento di rinascita ci viene offerto dalla nuova progenie di Bethel che sembra aver fatto tesoro delle vicissitudini degli uomini (in senso lato) ed è pronta a suggerirci l’avvento di un’agognata “età dell’oro” che unisce in modo indissolubile Natura, mondo umano e mondo spirituale.
Anche questo, come il primo, è un libro intenso e denso di una forte simbologia (della quale l’autrice ci dà una delucidazione nella parte finale del libro) che ci offre una lettura scorrevole, ma impegnativa.

Bruna Gonzi
(Autrice)

Questo è un libro pregno di tanto: pensieri, simbolismi, eccesso di amore nelle più svariate sfaccettature, in una condensazione che li rielabora per riproporre nuovamente altri pensieri, altri simbolismi, molto intimi e introspettivi. Addirittura una trasformazione affinché il TUTTO, morte compresa, possa risultare più tollerabile..… ma potrà mai una vita, vissuta con intensità e spavalda temerarietà, accettare di possedere solo la capacità dell'ascolto in un involucro di salice che vibra senza più voce, le cui foglie fremono di un amore ancora incontenibile?! Bethel, Capoclan di popolo celtico, alla sua morte verrà trasfigurata in pianta (un salice appunto) e farà così ritorno alla Terra e con le radici trarrà linfa nuova, necessaria a chiedere aiuto alla Natura per i tre figli che, in modo diverso, vengono a lei in cerca di sostegno. Credendo a Bethel/Salice quale fonte di prodigi, saranno in tanti e non solo i figli, a intraprendere lunghi cammini per rinfrescarsi all’ombra delle sue grandi fronde ed esporre ciò che li affligge in attesa di un suo segno di comprensione e amore.
Ci si domanda come sia possibile tante pagine per raccontare spesso le stesse emozioni ma, come ad ogni primavera vediamo gli stessi boccioli, così sappiamo che non saranno mai uguali perché diverso sarà il nostro sguardo e i sentimenti che ci inducono a guardarli…”frammenti sempre diversi dello stesso mosaico”…
Leggenda celtica che parla di Druidi, Dei e Semidei, Clan di popoli sempre in guerra, amori impossibili. Gli otto Sabba che scandiscono lo scorrere del tempo con specifiche celebrazioni, fanno da cornice entro la quale ogni evento acquisisce importanza. Libro difficile per me che leggo tutt’altro genere! È stata una sfida che ho vinto riuscendo ad entrare ed apprezzare il pregevole racconto di questa autrice che possiede evidenti capacità di narrazione. Descrizioni emotive che, seppur appartenute a racconto leggendario, ben le possiamo contestualizzare e rendere attuali: …”uniti come Popolo, separati come famiglie e liberi come individui”…

Recensioni

Pamela Luidelli
(Autrice e blogger Un caffè con Pamela)

Chiunque abbia letto il romanzo “Oltre l’abisso” di Elisabetta Tagliati saprà che non può lasciarsi sfuggire il seguito “Lacrime di eternità” pubblicato da Aurea Nox.
Anche questa volta, la trama condurrà il lettore attraverso un viaggio emozionante, in cui i personaggi principali saranno messi alla prova dalle loro scelte difficili.
Seguiamo la protagonista Bethel in un percorso verso una nuova esistenza, dove l’amore di una madre per i propri figli e il marito diventa il fulcro della storia.
Non perdete l’opportunità di scoprire cosa accade dopo l’abisso.
Questa lettura richiede una dose di impegno intellettuale, adatta a coloro che cercano di porre domande e sfidare le loro conoscenze. La scrittura, scorrevole e avvincente, vi trascinerà all’interno della trama senza riserve.


Bevanda consigliata per questa lettura

Oggi vi propongo una bevanda alternativa: l’idromele.
Rappresenta un’ebrezza mitica, degna di essere definita “bevanda degli dei”
Perfetta da sorseggiare leggendo il romanzo! Mi raccomando a piccole dosi!
I Celti e i Germani, popoli da cui hanno avuto inizio, privilegiavano l’elaborazione di una bevanda rituale che andasse oltre la semplice ricerca del gusto e del piacere di sorseggiare l’alcol.
Per loro, l’idromele è stato da sempre lo strumento attraverso cui entrare in contatto con la divinità e con gli spiriti degli antenati. Un viaggio attraverso stati alterati di coscienza, che lasciano un’impronta indelebile sull’anima di chi ha l’onore di gustarlo.



Leopoldo Lenza
(Autore)

Leggere “Lacrime di Eternità” mi ha evocato molte riflessioni, la prima che mi viene in mente la cito direttamente da te "c'è bisogno di silenzio per ascoltare il cuore", una cosa che spesso non facciamo, perchè ci facciamo prendere dalla verbosità... ma noi siamo scrittori e ci viene spontaneo.
Poi mi è piaciuto come ancora una volta Elisabetta ha raccontato tutta la gamma dei sentimenti umani al di là del costante bisogno di Amore che domina.
Dal "sopravvivere al proprio passato per avere un futuro" e non soffrire perché "si sta creando spazio per qualcosa di migliore"... perché il guaio dell'amore è che "si è nudi in una danza di coltelli" e quindi si rischia di essere manipolati se si fa leva su quello.
Ma è un rischio da correre perché poi il tempo passa e a volte "è proprio quando non c'è più tempo che si inizia a vivere".
Poi "ci sono percorsi che pretendono di essere attraversati... poi si comprenderà" come fa da sempre Bethel e anche Duana. Allo stesso modo l'uomo fa guerre inutili ma necessarie... forse!!!
Io voglio tornare ai "baci ondosi" dell'amore fisico dei "sensi che si ubriacano di malinconia" anche se il sacrificio di Jarlath è stato il momento più toccante... quasi un nuovo Salvatore.
Ma la cosa più mirabile è ciò che contraddistingue l'uomo, quella sua commistione tra scienza e sacralità... che lo rende unico.
Spero io nel mio piccolo che la mia anima artistica voli con Elisabetta ancora a lungo e che la sua opera susciti le più alte riflessioni al dì la di mondi Celtici ben raccontati al di là delle disamine storiche che in letteratura possono essere un po' deviate.
Deve confessarti che il mio equilibrio interiore è di molto aumentato dopo questa lettura.

Recensioni

Anna Maria Bisceglie
(Blogger, Sognando con un libro in mano

Prima di mettere nero su bianco le sensazioni che mi ha lasciato questo romanzo, è neccessario ribadire che non si tratta di una di quelle letture le quali si divorano velocemente. Ma va altresì centellinata e metabolizzata ogni parola, perché solo così si può comprendere il significato più intimo e recondito celato dietro di esse. Natura e Amore, in tutte le loro forme , sono due forze contrapposte che paiono ingaggiare una dura lotta alla disperata ricerca di un equilibrio e un’unità tra esse. Non sarà facile raggiungere questo obiettivo! Sarà forse necessario pagare un alto sacrificio, prima di giungere alla piena consapevolezza del vero valore dell’ Essenza, perché “Oltre l’Abisso si estende l’Eternità . Lo spazio e il tempo cadono rivelando che solo l’Essenza ha valore”. Questo è il compito che la Natura ha affidato a Bethel, la leggendaria Capoclan di Tallach, la donna che col suo salto oltre l’Abisso e col compimento della profezia ha deciso di tradire il suo popolo, l’uomo che amava e anche una parte di sé stessa per legare indissolubilmente la sua anima a quella del controverso Vessagh.
Il suo gesto “era destinato a riverbare per lungo tempo , forse per sempre, attraverso la sua progenie”, quella che pare dover pagare purtroppo il prezzo più alto delle sue scelte. Ma la indomita donna , che abbiamo avuto modo di conoscere e di amare, nonostante le sue umane fragilità, ha assunto in questo sequel un nuovo aspetto, ha subito per volere della Natura una dolorosa ma necessaria trasfigurazione, assumendo le sembianze di un salice e divenendo la guardiana silvana di quel bosco. La sua morte “terrena” non viene vista da Bethel come una condanna inferta da Dio, bensì come un suo dono di poter diventare ciò che lui ci chiama ad essere: “Essenza”! Bethel è pienamente consapevole di avere un nuovo compito da portare a termine, ovvero quello di provare a porre rimedio alle sofferenze e conseguenze, che le sue azioni hanno avuto sulle persone da lei amate: Makena, il buono e saggio compagno, che continua ad amarla nonostante tutto; Neala, la figlia frutto di quell’ amore immenso, che prova rabbia verso quella madre che l’ha sacrificata in nome di un amore “malsano” e poi Jarlath e Duana, il simbolo della sua unione al druido Vessagh, le due anime tormentate dal peso delle azioni e del volere altrui.
Nonostante le sue inusuali sembianze, il suo spirito di Donna continua ad avere però un forte ascendente, tanto da trasformare quel suo involucro arboreo in un luogo sacro, a cui rivolgere le proprie preghiere o a cui chiedere il suo aiuto in nome di quel mito, che continua ad aleggiare imperituro intorno al suo nome.
Frustrazione e lacerazione sono però i due sentimenti preponderanti, che agitano l’ anima di Bethel , sentendosi impotente e incapace di fare sentire la sua Voce e dovendo restare inerme dinanzi alla sofferenza di Jarlath, schiacciato sotto il peso di un destino divino che lo vuole come un Semidio , potente e crudele , nonché lacerato da quel sentimento “incestuoso” che lo lega a sua sorella Duana, un legame che deve recidere ad ogni costo. Difficile per una madre restare inerme o subire silenziosa la rabbia e l’odio delle sue figlie, che la reputano , anche se per motivi diversi, rea delle loro sofferenze. Straziante per Bethel assistere da muta osservatrice al vuoto che continua ad albergare in Makena , l’uomo che imperterrito difende a spada tratta quel simulacro del loro amore, macchiato e crepato dopo quel salto oltre l’Abisso.
Eppure, Bethel sa che proprio nel momento in cui ha assaggiato quelle acque , ha perso il suo cuore, facendola intraprendere un sentiero che l’ha allontanata da Makena , ma l’ha legata per sempre a Vessagh: un fuoco desideroso di ardere ancora dentro di lei, nonostante tutto! La Donna, dalle sembianze di un salice, ha necessità di essere risvegliata e di riunirsi a quel druido , che è stato capace di impossessarsi della sua anima e per il quale ha sacrificato sé stessa. Questo pare essere il suo destino e la sua condanna! Ancora una volta, per mezzo del suo druido, Bethel sarà costretta a compiere un viaggio dentro i labirintici sentieri del suo io , fino a rendersi conto che “Tutto è destinato a finire: da questo si origina l’Eternità”. Dovrà accettare quindi di restare spettatrice di un epilogo doloroso, lasciando ai suoi figli e alle loro discendenze di compiere quanto scritto nel destino. Le sue lacrime saranno però finalmente l’espiazione per i suoi errori e per le sue imperfezioni, garantendole di restare un ricordo “eterno” nei cuori di chi l’ha conosciuta, perdonata e amata!
Questo fantasy nasce da un viaggio onirico intrapreso nel subconscio dalla scrittrice e rivela una anima intimamente legata alla Natura e alle forze che la governano : Acqua, Terra , Aria , Fuoco e…Amore, l’ arma più potente, che la Natura affida nelle mani degli uomini e che richiede coraggio, grande coraggio!

Il cuore Celtico di Aurea Nox

Presentazione con Gioann Pòlli
All'Associazione Amici del Libro di Modena

LibrIntervista

Giuseppe Bagno di Pillole di Storia e Letteratura
Dialoga con Elisabetta Tagliati

Recensioni

Silvia Iside
(Autrice)

Questo secondo capitolo di Oltre l’abisso, vede Bethel approfondire la sua condizione di eroina del romanzo. La protagonista è ora in comunione con la Natura, è divenuta un salice, ma il suo cuore di donna-moglie-madre-saggia la porta a riflessioni filosofiche e attuali.
In particolare ha bisogno di recuperare il dialogo coi suoi figli, saranno proprio loro gli attori principali di questo nuovo dramma, soprattutto Duana, figlia del druido Vessagh, la quale è animata da un rancore incrollabile e vive una relazione col suo stesso fratello. Molto vivida la loro vicenda. È comunque lei il personaggio che ho preferito.
Al salice Bethel si recano tutti coloro che desiderano una grazia eppure lei non è una dea, non può cambiare neppure i sentimenti del proprio cuore nonostante Makena, il compagno della sua giovinezza abbia proseguito a nutrire la speranza che ciò accadesse. Forse nemmeno Vessagh è magico come ha sempre creduto… la magia è in lei, è in noi stessi!
Il tormento, la passione e la divisione del cuore di Bethel non cessano mai, lei osserva i destini dei suoi figli, segnati dalle ambizioni, i vari mutamenti in sé stessa e nel mondo, questo mondo ampiamente ispirato a quello celtico. Alla fine delle note foriscono interessanti infomazioni su alcuni aspetti del mondo norreno.
Consigliato da parte mia.



Recensioni

Beniamino Malavasi
(Blogger, Il Circolo Fozio)

Lacrime di eternità: l’atteso, denso, seguito di Oltre l’Abisso.
Possiamo dire che Elisabetta Tagliati si supera nel dare immagine al prosieguo del suo Sogno che vede, più che mai, Bethel Tallac, non più essere umano, ma Spirito, centro nevralgico delle vicissitudini dei suoi figli (e nipoti).
Con una guerra che aleggia sullo sfondo di ogni pagina – simbolo dell’atavica contrapposizione di come l’Essere Umano veda sé stesso avverso il suo Io e quello degli altri – Lacrime di eternità è un viaggio, una riflessione, un’analisi di cosa sia l’Amore: da quello tutt’altro che lineare di Bethel verso i suoi congiunti a quello proibito, incestuoso, tra i fratelli Jarlath e Duana.
Amore e religione: chi è Dio? Forse la Natura? E gli Dei?
Tagliati pone a sé e, di rimando, al Lettore interrogativi che, probabilmente, non hanno, perché non possono avere, risposta univoca; e il finale, inaspettato, dal sapore wagneriano per la sua complessità di significato, per il grandioso dramma Umano che descrive, per la chiusura di un Cerchio da troppo tempo in attesa di soluzione, ne è la prova.
È impegnativa la lettura di Lacrime di Eternità. Tagliati ricorre a un linguaggio pieno: ogni parola mira a dare vita, colore; a trasmettere sensazioni legate a quello specifico accadimento, a quella particolare riflessione.
“Per questo è così difficile descriverne i momenti: perché appartengono all’emozione, all’attimo infinito dell’esperienza che si introduce negli antri dell’anima, lasciando una traccia imperitura. È facile narrare gli avvenimenti, ma non è altrettanto semplice farlo con i sentimenti, del pari preziosi compagni di avventura.
Un viaggio non si racconta, un viaggio lo si vive.”
Mente aperta, sgombra da pensieri, e senza assilli temporali: ecco qual è l’unico, il solo modo positivo per approcciarsi a Lacrime di Eternità.
A ogni buon conto – e di ciò va dato merito all’Autrice – l’apparato di note esplicative, unito ad Appendici di approfondimento, consentono al lettore di comprendere anche le sfumature più ostiche di un romanzo per pochi Eletti.
Buona, meditata, lettura.

Recensioni

Michele Rossanigo
(Autore)

La storia potrebbe essere inserita di diritto nel panteon della mitologia nordica. Potrebbe essere uno dei racconti o delle leggende che narrano le gesta dei popoli celtici, delle loro divinità e dei loro eroi. I protagonisti di questo spaccato antico ma narrato in chiave moderna sono i figli di Bethel in lotta tra loro. La madre, tramutata in salice, è praticamente una divinità. Tuttavia non ha poteri, non può intervenire nelle vicende terrene e non può nulla se non osservare le vidcende che restano umane.
Per molti aspetti il racconto mi ha riportato alla memoria il sottotesto del film Excalibur. Merlino diceva una cosa simile "I nostri tempi hanno i giorni contati. Il Dio unico viene a scacciare i molti dei. Gli spiriti del legno e del ruscello si fanno silenziosi. È il modo in cui stanno le cose. Sì... è il momento che gli uomini camminino sulle loro gambe". Anche in questo romanzo ho sentito una tragica malinconia per un passato in cui uomini e animali potevano parlare. Ora Bethel è silente spettatrice disperata di un mondo che resiste fino a oggi solo nel mito.
Bello. Dentro c'è tutto il ricordo nostalgico per un passato che mai abbiamo vissuto e per le pulsioni umane che non le appartengono più, quelle sì, sempre uguali a se stesse e irreprimibili.

Intervista Aurea

Elisabetta si presenta alla community
con presenta Lacrime di Eternità

Il Salotto culturale di Palm

Andrea Ansevini presenta
Elisabetta Tagliati e Margherita Fasano